Accogliere in Casa Famiglia

29.01.2021

                                                                           Accogliere

significa prendersi cura di una persona che sta vivendo un periodo

difficile, accogliere vuole dire aprire, lasciar entrare , incontrare, accogliere

significa vedere una persona bisognosa, non vedere i suoi difetti ma vederla

com'è veramente e vedere che ha bisogno di qualcosa che non ha mai avuto.

Accoglienti si diventa nel momento in cui si diventa empatici. L'empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri, di comprenderne le fatiche, i limiti, le resistenze ma soprattutto le risorse, le qualità. L'empatia aiuta a non giudicare le persone, ad accettarle per come sono...nessuno ha diritto di giudicare l'altro!!!!

                                                                                    =

                                                                ACCOGLIERE IL BISOGNO


La Casa Famiglia risponde a un bisogno dei bambini di essere protetti e tutelati

e dove possono iniziare a sperimentare il clima familiare, per arrivare preparati

ad un eventuale progetto di affido o adozione o al possibile rientro a casa.

Lo scopo della Casa Famiglia vuole essere quello di accogliere i bambini che

ne hanno bisogno, coccolarli, accudirli e far assaporare loro il clima familiare,

in modo da poter dare strumenti spendibili nel loro progetto di vita definitivo

come l'adozione, il rientro a casa oppure un progetto di affido familiare. 



 Molte case-famiglia si occupano dell'accoglienza di minori. Hanno

caratteristiche diverse dagli istituti in quanto più simili a quelli di una famiglia.

Gli elementi più significativi sono principalmente la presenza di figure

educative (materna e paterna) e il numero ridotto di persone accolte.

Anche la struttura possiede le caratteristiche architettoniche di una comune

abitazione familiare, deve essere radicata nel territorio, deve, cioè, usufruire

dei servizi locali (negozi, luoghi di svago, istruzione) e partecipare alla vita

sociale della zona.



I bambini che arrivano all'interno delle case famiglia, sono minori sotto tutela,

ciò significa che sono stati affidati dall'autorità giudiziaria (Giudice) al Servizio

Sociale di competenza che predispone un progetto a tutela del minore.

La maggior parte dei bambini ha vissuto l'allontanamento dalla famiglia

d'origine a causa di grosse problematiche come la trascuratezza, l'incapacità

genitoriale, il maltrattamento, episodi di violenza o anche tossicodipendenza,

alcolismo da parte della famiglia d'origine.



L'ACCOGLIENZA COME RISPOSTA AI BISOGNI DEI BAMBINI MALTRATTATI E TRASCURATI

La prima forma di maltrattamento in Italia è la trascuratezza: il 47% dei bambini

e delle bambine in carico ai servizi è vittima di gravi forme di trascuratezza

materiale e affettiva.

In Italia sono 100mila i minori maltrattati presi in carico dai servizi sociali, più

frequente al Sud, che al Nord.

Il termine trascuratezza è molto generico, si manifesta in tante forme.

Facciamo un esempio un insegnante vede un bambino che arriva sempre

senza materiale, sporco, un po' denutrito, ciò vuol dire che il bambino è

trascurato nei suoi bisogni fondamentali, che sono tanti. Trascuratezza

significa non essere pensato come qualcuno che necessita di cure, negli

aspetti materiali, affettivi, emotivi...

Il maltrattamento è attivo e passivo, sono gli atti e le carenze che turbano

gravemente il bambino: c'è maltrattamento quando ci sono azioni maltrattanti,

ma anche quando c'è mancanza di atti di cura, ossia cose che non faccio e

che invece dovrei fare.


Un bimbo non curato nei propri bisogni, è come una pianta che non innaffio

quasi mai . La pianta, il fiore, si trova a vivere continuamente in carenza, in

disagio.

Questa immagine della pianta non innaffiata è simile alla metafora che si usa

parlando di povertà educativa, quando si dice che la povertà educativa è come

un fiore che non è messo nelle condizioni di poter fiorire.

La trascuratezza e il maltrattamento si manifestano, in realtà, in tutti i ceti

sociali. Esistono famiglie benestanti che mandano a scuola i bambini puliti, ma

che trascurano i figli in altri aspetti importanti, seppur meno socialmente

stigmatizzati: bambini che trascorrono la giornata intera in solitudine, a cui

nessuno spiega come usare la tecnologia, che nessuno accompagna nello

sviluppo emotivo.

Il cuore della trascuratezza è, infatti, non vedere i bisogni del bambino e 

riguarda tutte le classi sociali.

Le ferite non guariscono da sole, la protezione non basta, quello è il primo

step, dopo bisogna abbinare la cura.



Così nascono le strutture che, come la casa Famiglia, accolgono bambini a cui vengono negati i

 quattro principi fondamentali della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza:

  •  Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono

essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua,

religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.

  • Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa

pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l'interesse del

bambino/adolescente deve avere la priorità.


  • Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino e

dell'adolescente (art. 6): gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse

disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la

cooperazione tra Stati.


  •  Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a

essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il

corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.





2016 Auspice Musarum - Giulia Ventura  - Documentarista sociale
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