Il dialogo come nuova terapia per l'inclusione sociale

"Visto da vicino nessuno di noi è normale": questa la frase con cui Franco Basaglia valica le porte dei manicomi con la Legge 180/78 che porta il suo nome.                                                                                                        Prima della 180 c'era la legge 36 del 1904, per la quale venivano internate nei manicomi le persone «affette per qualunque causa da alienazione mentale». Erano i deviati, quanti non rientravano nei canoni, per motivi che non erano sempre legati alla malattia mentale, spesso non lo erano per nulla. In manicomio finiva chi era ai margini della società, ma anche gli omosessuali e tante donne. il manicomio era un'istituzione strumentale per gestire la diversità. Sia che la si leggesse nei volti sia che la si cercasse nelle anomalie del corpo: dal mancino al dislessico, dal troppo sensibile al contestatore. L'omosessualità era classificata come degenerazione. Le persone attratte dallo stesso sesso erano i pazzi morali, avevano un pervertimento degli istinti morali da sanare in manicomio. C'erano anche casi di donne che si ribellavano alla violenza dei mariti e che venivano fatte dichiarare pazze. Era un'emarginazione istituzionalizzata. Soprattutto, il 90% dell'utenza era fatta di poveri, di persone le cui famiglie non potevano avere il peso di un «imperfetto» in casa. In queste istituzioni psichiatriche, i medici non toccavano nemmeno i pazienti, li analizzavano da lontano toccandoli con una penna o con le chiavi: erano innalzati al rango di onnipotenti manipolatori di vite umane altrui.

 I malati con disturbi psichici, considerati irrecuperabili e pericolosi socialmente e allontanati dalla società, emarginati, con Basaglia riacquistano pari dignità e vengono persona a tutti gli effetti. In quanto persone, il riconoscimento dei loro diritti è stata una conquista di civiltà

Basaglia rispose alla questione sull'esclusione sociale dei malati mentali con un'idea pratica del tutto innovativa per l'ambiente medico-psichiatrico italiano dell'epoca: la comunità terapeutica. In una comunità terapeutica, i medici, gli operatori e i pazienti hanno pari dignità; i rapporti non sono più verticali, bensì orizzontali, ovvero, viene privilegiata la collaborazione tra pari, rifiutando un regime gerarchico di ordine ed esecuzione. Il malato non viene considerato come una "scoria" della società da espellere, bensì come risorsa da aiutare e recuperare. Basaglia mise in opera questo nuovo sistema nel manicomio di Gorizia e lo diresse per tutti gli anni Sessanta puntando non più sull'isolamento, bensì sul recupero dell'individuo.


L'arte salva la vita

Questo grande uomo, che ebbe riuscì ad accogliere e ad ascoltare la malattia mentale, mise in opera l'idea dei laboratori di artistici di pittura e teatro per i suoi pazienti: infatti, attraverso la produzione artistica, i malati riescono a rappresentare se stessi e il rapporto con l'altro, comunicano i propri disagi interiori e le insicurezze, ritrovano dunque un'identità e uno strumento per armonizzarsi con gli altri. I malati divennero produttori di arte, ma anche artigiani: nacque una cooperativa attraverso la quale i pazienti svolgevano lavori retribuiti ed utili per quella società che, matrigna, li aveva rifiutati e respinti. Basaglia raggiunse dunque l'obiettivo della reintegrazione sociale dei malati e riuscì a dimostrare l'infondatezza di un sistema basato sulla discriminazione e l'esclusione dell'essere umano. 


Leggere l'opera di Basaglia è importante non solo per medici e psichiatri, ma anche per ciascuno di noi, cittadini ed esseri umani, per imparare il vivere comunitario nonché i valori dell'empatia, del rispetto e della libertà umana. La più bella lezione che Basaglia dà non solo ai medici, ma anche a tutti noi, è infatti questa: mai considerare l'altro, specialmente se in difficoltà, come "oggetto da aggiustare" o "problema da risolvere", bensì come nostro pari da ascoltare, comprendere e nella cui esperienza di vita immedesimarci, senza avere paura di identificarci nella sua sofferenza. La guerra di Basaglia contro l'esclusione sociale non sarà mai vinta finché, nelle nostre società, si darà adito a processi di discriminazione basati su pregiudizi e ignoranza.  



2016 Auspice Musarum - Giulia Ventura  - Documentarista sociale
Creato con Webnode
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia